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Società e Contratti, Bilancio e Revisione

INDICE DEL NUMERO DI maggio 2021

  • Gli amministratori di spa privi di deleghe

    Cosa significa per l’amministratore privo di deleghe il dovere-potere di agire informato? Quali sono le situazioni in cui egli deve chiedere documentazione specifica agli amministratori con deleghe? L’amministratore privo di deleghe può ispezionare motu proprio la documentazione societaria? Le informazioni possono essere fornite ai delegati anche fuori dai CdA? Quando gli amministratori non esecutivi rispondono solidalmente con gli amministratori delegati per non aver impedito fatti pregiudizievoli posti in essere dai delegati? A queste e a molte altre questioni operative si proverà a fornire una risposta ragionata nel presente lavoro sulla base della dottrina più qualificata e della giurisprudenza più recente.

  • La trasmissione dei poteri gestori e di rappresentanza nelle società

    Nella vita della società, la trasmissione interna ed esterna di poteri gestori e di rappresentanza svolge una funzione prettamente organizzativa, permettendo una più agevole gestione dell’operatività, soprattutto ove la realtà aziendale sia strutturata. Tuttavia, la disciplina dell’attribuzione di tali poteri è assai frammentata, con soventi sovrapposizioni sostanziali e terminologiche, che ingenerano non poca confusione. Nel presente lavoro, quindi, si propone una summa, senza presunzione di esaustività, delle principali vicende relative all’attribuzione di poteri nell’ambito delle società commerciali, ponendo particolare attenzione alla prassi giurisprudenziale.

  • Separazione patrimoniale, trust revocabili e di scopo: domande e risposte

    L’articolo esamina, sotto forma di domande e risposte, alcune tematiche che pone la stipula di un atto istitutivo di trust. Iniziando dal tema della separazione patrimoniale quale possibile unica ragione giustificativa del trust, si affronteranno talune questioni relative ai trust revocabili e ai trust di scopo.

  • I sindaci sono responsabili solo se si prova il nesso causale tra l’inerzia e il danno alla società

    La Corte di Cassazione torna a definire con maggiore precisione le responsabilità dei componenti dell’organo di controllo, puntualizzando sia l’ambito di operatività delle disposizioni di riferimento, sia gli obblighi specifici che discendono dalle impegnative funzioni agli stessi affidate dall’ordinamento. Chiariti i presupposti per l’accertamento della responsabilità dei componenti del Collegio sindacale, sulla base delle previsioni di cui all’art. 2407 comma 2 c.c., il Giudice di legittimità ritiene che il sindaco risponde, solidalmente con gli amministratori per i fatti o le omissioni di questi, solo nei casi in cui sia possibile sostenere e provare che, se si fosse attivato utilmente, in base ai doverosi poteri di vigilanza che l’ordinamento gli conferisce e alla diligenza che l’ordinamento pretende, il danno sarebbe stato evitato.

  • La value relevance dell’informativa non finanziaria obbligatoria delle società italiane: alcune evidenze empiriche

    La ratio di fondo della Direttiva Europea 2014/95/UE e del relativo DLgs. di recepimento 254/2016, che hanno introdotto l’obbligo di redigere e pubblicare una dichiarazione non finanziaria (DNF) in capo agli enti di interesse pubblico (EIP), risiede sostanzialmente nel tentativo di rafforzare il rapporto di fiducia tra imprese, da un lato, e investitori e consumatori, dall’altro. Il presente contributo intende focalizzarsi specificamente sull’informativa relativa ai rischi non finanziari, al fine di verificare se, e in che misura, un livello più completo di informazione sui rischi consenta agli stakeholder di effettuare una valutazione più accurata del profilo di rischio di un’azienda che si rifletta nel valore di mercato dell’azienda medesima. A tale scopo, è stata condotta un’indagine empirica sulle società italiane quotate di grandi dimensioni obbligate alla DNF sui relativi report dell’esercizio 2017, ovvero il primo anno di applicazione del nuovo DLgs. 254/2016.

  • La contabilizzazione dei ricavi: analisi dell’IFRS 15 e dei principi OIC

    Le società “IFRS compliant” convivono già da alcuni esercizi con l’IFRS 15 “Ricavi provenienti da contratti con i clienti”. Il principio contabile, che origina da un progetto pluriennale portato avanti con il Financial Accounting Standards Board, ha creato un nuovo modello di contabilizzazione dei ricavi commerciali, destinato, peraltro, ad avere ripercussioni anche sulle società che applicano le disposizioni del codice civile. L’Organismo Italiano di Contabilità sta, infatti, portando avanti un progetto sui ricavi commerciali, in parte articolato anche sulle previsioni dello IASB. Al fine di avere una migliore comprensione del richiamato principio contabile internazionale, il presente contributo esamina, partendo anche dal Documento di ricerca della Fondazione Nazionale Commercialisti “IFRS 15 - Ricavi provenienti da contratti con i clienti: gli effetti sul bilancio di esercizio”, le cinque fasi del modello, evidenziando i riflessi sul bilancio derivanti dall’applicazione delle principali disposizioni contenute nell’IFRS.

  • Il Fondo perdite partecipate nella contabilità degli enti locali: i controlli dell’organo di revisione

    Con l’approssimarsi della chiusura dei documenti contabili per l’anno 2020, torna all’attenzione del collegio dei revisori la costruzione e la giusta determinazione del Fondo Perdite Partecipate. Infatti, in occasione del parere sul rendiconto, come anche in occasione del parere sul bilancio di previsione, il collegio è chiamato a valutare la congruità e la coerenza della posta contabile sulla base di una analisi storica e prospettica seguendo anche le indicazioni contenute nell’OIC 31. Il presente contributo, partendo da queste premesse e ricostruendo le varie disposizioni da applicare nell’ambito della contabilità degli enti locali, si propone di analizzare le modalità di costituzione e di funzionamento, anche alla luce della recente delibera della Corte dei Conti Sezione regionale di Controllo della Sicilia n. 25/2021.

  • Profili giuridici, fiscali e contabili delle valute virtuali

    L’assenza di un chiaro inquadramento giuridico e normativo delle valute virtuali ha portato, soprattutto in ambito fiscale, all’emanazione di documenti di prassi che riconducono le stesse a qualificazioni pensate e codificate in tempi in cui le criptovalute non erano ancora nate. L’a-territorialità e la decentralizzazione che le contraddistingue ha messo in crisi la riconducibilità alle figure più tradizionali, con la conseguenza che si registrano plurime divergenze interpretative, non soltanto da parte della dottrina, ma anche da parte della giurisprudenza e di altre Autorità regolatorie. Appare quindi auspicabile e necessario che la soluzione passi attraverso una convergenza regolamentare, che dia certezze e annulli le distanze oggi esistenti, a tutela della stabilità finanziaria, degli interessi erariali e dei contribuenti.

  • Rassegna di giurisprudenza: Società Obbligazioni e Contratti

  • Rassegna di giurisprudenza: Diritto penale commerciale

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Rivista registrata al Tribunale di Torino n. 6 del 17/03/2013
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